STEP 01: L'INVENTORE

         




     Joseph Nicéphore Niépce


Joseph Nicéphore Niépce nasce nel 1765 a Chalon sur Saône da una benestante famiglia borghese.

Dopo un periodo di militanza come rivoluzionario, succeduto ad una  vocazione per il sacerdozio, si scopre portato verso le invenzioni e col fratello Claude progetta un motore a combustione interna e sistemi di propulsione di varia natura.

Nel 1796, militare a Cagliari, concepisce l’idea di imprimere le immagini prodotte dalla camera oscura su un supporto costituito da una lastra da incisione.

Inizia ad interessarsi attivamente nel 1816 ai fenomeni della luce e della camera oscura e l’intento di produrre immagini per la stampa litografica lo porta ad utilizzare un materiale tipico del lavoro dell’incisore, cioè il bitume di giudea.

Questa sostanza veniva spalmata sulle lastre destinate ad essere incise con l’acido, in quanto dotata di una resistenza alla corrosione tale da proteggere efficacemente le zone che non dovevano essere raggiunte dall’azione dell’acido.

Inoltre applica alla lente della camera oscura una sorta di diaframma con lo scopo di ottenere una maggiore profondità di campo.

L’immagine prodotta dalla lente della camera oscura viene quindi proiettata sulla lastra fotosensibile, che egli definisce eliografia. Ottiene un’immagine su una carta impregnata di cloruro d’argento e acido nitrico, ma i colori sono invertiti, ottenendo quello che oggi viene chiamato negativo.  

Nièpce è deluso da questi primi tentativi poiché non riesce a fissarli.

Prosegue per anni nei suoi tentativi di scoprire sostanze più sensibili alla luce e che meglio fissassero il risultato ottenuto.
Effettua prove con materiali diversi, si rende conto che è l’argento l’elemento su cui lavorare, ma non abbandona il bitume di giudea, inoltre scopre che i vapori di mercurio riescono a fissare il risultato e a mantenerlo nel tempo; con l’uso dei due nuovi materiali ottiene delle immagini a partire dal 1824.

 Dei tentativi effettuati, ci rimane quella che è considerata la prima fotografia del 1826, ripresa dopo un’esposizione di circa otto ore effettuata con una camera oscura posizionata davanti a una finestra. Il supporto è una lastra di peltro, che misura 20 cm di base e 16,5 cm di altezza. Questa immagine è conservata negli Stati Uniti, ad Austin, presso la Gernsheim Collection. 

In Inghilterra contatta Francis Bauer a cui affida il materiale che ha portato con sé per illustrare la sua scoperta. La sua relazione viene presa in scarsa considerazione, in quanto non illustra compiutamente il suo procedimento. Il materiale rimane a Bauer, il quale appone sul retro della cornice che contiene l’immagine l’annotazione, fondamentale per la datazione. Dopo l’insuccesso avuto in Inghilterra si verifica un avvenimento che cambierà il suo futuro e anche la storia della fotografia: l’incontro con Louis Jacques Mandé Daguerre. Nel 1827. Nel 1829 fonda con Daguerre un'associazione per il perfezionamento dei materiali fotosensibili, ma muore  prima di vedere riconosciuta l'importanza delle sue ricerche. Nel 1833 gli succede il figlio Isidor Nièpce, ma Dagguerre lo convice a modificare il contratto di associazione a tal punto che il nome “Nièpce” scompare definitivamente. Cosi Daguerre continua da solo le ricerche che lo portano al dagherrotipo. La consacrazione della scoperta avverrà nel gennaio 1839 durante una seduta dell’“Accademia delle scienze”.

Se da vivo Nièpce rimase ignoto al grande pubblico, questo pioniere che non conobbe fama né fortuna oggi è considerato il primo che sia riuscito a far riprodurre dalla luce, senza l’aiuto dell’uomo, un’immagine del mondo e abbia potuto fissarla



  • Nel 1980, Giugiaro ha collaborato con Nikon sul modello di fotocamera F3. Con la sua esperienza nel design automobilistico, gli è stato chiesto di creare un modello ergonomico con un esterno visivamente attraente. Il design dipendeva fortemente dall'ingegneria, che voleva contrastare con una forma minimale. Giugiaro ha perseguito una semplice forma nera caratterizzata da un'impugnatura rialzata sul corpo della fotocamera con una linea rossa accattivante su un lato, che incorporava un altro elemento di contrasto. L'incorporazione di un tocco di rosso contro la massa nera è diventata una caratteristica distintiva dei modelli Nikon.
  • La Nikon F3 rappresenta un pezzo di storia: la migliore tra le macchine analogiche professionali per pellicola 35mm con messa a fuoco manuale prodotta dalla Nikon negli anni ’80.La F3 vede l’introduzione dell’automatismo a priorità di diaframma e l’inserimento dell’esposimetro all’interno del corpo macchina. Fino ad allora non c’era richiesta per la funzione di “esposizione automatica“.  Nonostante questo  i tecnici della Nikon ebbero l’idea innovativa di integrare la funzione di “esposizione automatica” (AE) con la funzione di “otturatore a controllo elettronico“.
    Una fotocamera solida, affidabile, funzionale, ben disegnata: la moderna capostipite delle Reflex moderne, insomma, la cui produzione verrà terminata nel 2000, dopo un ventennio di successi di vendita.





           Bibliografia:

           I Grandi Fotografi” edito da Fabbri  e curato da Romeo Martinez e Bryn Cambpell

               Sitografia online:

(nikon school),

https://www.nikonschool.it/corso-breve-storia-fotografia/1839.php

(fotografare in digitale)

https://www.fotografareindigitale.com/la-storia-della-fotografia-dal-iv-a-c-ai-giorni-nostri/977

           Corporate History 1980.” Nikon, https://www.nikon.com/about/corporate/history/chronology/1980/index.htm. 

                 




 



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